Il profeta
Gibran, Kahlil

Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare.
Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via più solitaria, non inizia il giorno dove un
altro giorno finisce, e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato al tramonto.
Anche quando dorme la terra, noi procediamo nel viaggio.
Siamo i semi della tenace pianta, ed è nella nostra maturità e pienezza di cuore che veniamo
consegnati al vento e dispersi.

Pubblicato a New York nel 1923, Il Profeta di Kahlil Gibran venne accolto con grande favore di pubblico, soprattutto tra i giovani. Dopo alcuni anni trascorsi in terra straniera, il Profeta sente che è giunto il momento di fare ritorno all’isola nativa. Prima della partenza, egli affida al popolo della città di Orphalese un prezioso testamento spirituale, una serie di “risposte” attorno ai grandi temi della nostra vita: amore, matrimonio, preghiera, religione, legge, ragione e passione. Con una forma intermedia, tra prosa e poesia, Il profeta è ambientato in una città immaginaria, in un luogo e in un tempo indefinito: ma la domanda esistenziale, qui espressa in forma di “mito”, non si colloca nel tempo e nello spazio: è universale, come le domande che ci poniamo da ragazzi.

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